|
| Postato il Martedì, 22 aprile @ 11:06:40 CEST di giusva
|
Non c’è dubbio che la vera sorpresa sul fronte del centro destra sia stata la marea di voti ottenuti dalla Lega che ha visto raddoppiare il suo bacino elettorale. I motivi possono essere diversi e spaziano dal malcontento generale delle regioni dell’oltre Po, bistrattati dal precedente governo, alla capacità di sfondamento del partito di Bossi verso sacche di voti non propriamente consoni all’area destrorsa come quelli dei ceti operai. Sia come sia, oggi il governo nascente dovrà fare i conti con una nuova realtà. Vero è che nella passata legislatura di Berlusconi, la Lega ha dato prova di essere tra i più fidati alleati ed è anche vero che le alleanze e l’amicizia nata ad Arcore hanno generato una accettazione di leader ship incondizionata nei confronti del Cavaliere, ma nell’osservare le prime mosse leghiste appare chiaro come il sottinteso sia: “non è la Lega che ha bisogno del governo, ma il governo che ha bisogno della Lega”. Nello specifico sono due, allo stato, i fatti degni di essere riportati. Innanzitutto sul fronte Alitalia c’è da considerare come Spinetta si sia dichiarato stanco della trattativa e non si può fare a meno di evidenziare come gran parte di questa stanchezza sia da annoverare alla questione dello scalo milanese che di fatto era parte integrante dell’affaire. Il ridimensionamento dell’Ab non era affatto piaciuto dalle parti del Carroccio e non sono in pochi ad affermare che un lembo della responsabilità del fallimento dell’operazione sia stata conseguenza proprio di questo malcontento “verde”. A torto o a ragione sia tratta di una vera grana per il nascente Esecutivo. Berlusconi, cordate a parte, contava di poter concludere in maniera positiva e, soprattutto, evitando il commissariamento della compagnia di bandiera. Altra grana attiene invece alla nomina dei ministri. Pare debbano essere ben quattro quelli che porteranno la pochette verde. Dopo l’incontro in villa dei giorni scorsi Bossi si è subito precipitato a fare nomi di dicasteri e ministri (Riforme, Interni, Agricoltura e una vicepresidenza del Consiglio).
Lo ha fatto essenzialmente per dare una immediata prova al suo elettorato che la Lega è seria e determinata. Capirete come l’uscita sia nettamente in contrasto con l’affermazione berlusconiana del: “decido io”. Sono seguite dunque imbarazzate smentite a frittata ormai già fatta. Frittata o grana poco conta, siamo di fronte ad un bivio la cui uscita potrebbe comportare una figura non edificante. Da un lato Bossi potrebbe aver avuto ragione e da qui a pochi giorni vedersi confermate le nomine. In tal caso le smentite di Berlusconi sarebbero messe in prima pagina come l’ennesima delle contraddizioni partendo da Repubblica a finire all’ultimo “gazzettino del popolo”. Viceversa Belrlusconi potrebbe per così dire impuntarsi e rimischiare la carte in tavola, cambiando accordi, nomi e dicasteri. In questo caso bisognerebbe vedere se Bossi accetti il nuovo “organigramma” e se dovesse essere così quali conseguenze porterebbero per il futuro, queste sono cose, infatti, che generano malcontento e che si la Lega si è sempre “legata” al dito.
|
|
|
|
|
|
| |
 |
Links Correlati |
 |
|
 |
Article Rating |
 |
|
 |
Opzioni |
 |
|
|